mi sono sentita sempre affine: ai bambini e agli animali del circo. perché era più o meno così che vivevo a casa mia, come un bambino ben addestrato o un animale ben ammaestrato.
poiché non vi è alcuna differenza, dato che, al pari, l’animale addomesticato non sa di esserlo.
a differenza di uno in gabbia non sbuffa, non schiamazza, non schiuma bava di protesta e le sue gambe non si spazientiscono su e giù. l’animale del circo esegue il suo compitino tutti i giorni, a tutte le ore sempre uguale, fino allo sfinimento, fino a non capire perché un giorno viene gradito meno e non riceve il tanto amato biscotto oppure ancora una frustata. all’animale indottrinato sembra di fare tutto giusto, tutto come ben spiegato, insegnato, inculcato.
sdraiarsi, alzarsi, rotolarsi e alzare la zampa. tutto era stato studiato dal suo domatore, fin nei minimi particolari. un tutto reso fluido grazie a un insieme di comandi.
è buffo ma quello che più manca è proprio la spontaneità. poiché è richiesta solo in presenza di un ordine. perché di tutti gli insegnamenti che si sarebbero potuti scegliere, una madre preferisce fare del suo bimbo una scimmia.

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Sola

Libertà.

È non dover dar conto davvero a nessuno.

E mi dispiace, ma è forse questo il modo in cui io voglio vivere.

E non mi sento sola.
E non mi sento triste.

Mi sento elettrizzata.
On constant flows of possibilities.

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We Were There

sai adesso dove andrei?
al mare.
a sentire la sabbia fredda e appiccicosa sotto i piedi.
anche la terra di un giardino andrebbe bene, inzuppata dalla nebbia.
con i capelli lunghi. le ciocche che sfiorano le braccia a volte sono un po’ come un amico che è sempre lì.
what does this say about me?
mille cose.

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Acqua

Ultimamente non ho voglia di trattenere niente. Scatto foto solo per stringere per un istante un quadretto geometricamente perfetto, ma poi non lo tengo, per paura che mi occupi una memoria che voglio libera.
Si compiono sforzi immani per non cambiare le cose, per frenare il tempo; a me il tempo piace lasciarlo scorrere tra le dita come sabbia, meglio ancora come vento. Credo sia qualcosa che ha a che fare con la vita e con la morte, con il fatto che tutto è càduco e che a due occhi non puoi porre un fondo se vuoi berti tutto il mondo.

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Shanghai

Shanghai aveva il colore e le luci dei videogiochi. il profumo di una città perduta, che sa di metallo e di muffa. aveva le strade allagate di speranze e fretta e mille opinioni per la testa. Shanghai era una donna putrefatta, quando la vidi io. ed era la cosa più bella che avessi mai visto…

Shanghai pensava, che osservare il mondo da un pertugio sarebbe stato sufficiente a far creare un finimondo. ma il resto del mondo nemmeno la vedeva, la fine. Shanghai, con i suoi mercati di pesce vivo, le chiatte in un fiume di curry, cagnolini al guinzaglio al passo di danza.

Youn Sun Nah, My Favorite Things

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Si Direbbe Struggente

guardo sempre fuori dal finestrino quando parto, perché non voglio perdermi un solo secondo. vedere il sole alla tua stessa altezza è un’esperienza che non si può spiegare, che ti invade, che ti lascia addosso un misto di chiarezza ed onnipotenza. d’altronde hai il sole che ti guarda negli occhi ad un palmo di naso, lo puoi persino chiudere in una mano. è come se tutto tornasse possibile; è come se, sapendo di essere lassù col corpo, ci potessi arrivare anche col cuore. allora lo stringi in un occhiolino, gli sorridi, e sogni di batterlo.
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Lettera Al Futuro

mi piace inseguire la riga delle mie unghie quando si sfaldano; formano degli arabeschi, come le alghe sulla spiaggia quando arriva la risacca. mi piace quando arriva l’ora in cui il sole fa quello scarabocchio sull’acqua, starei a guardarlo per ore. mi piace bere la birra, a canna e a piccoli sorsi, perché mi sembra sia uno dei pochi momenti in cui mi è concesso di essere un po’ maschiaccia. mi piace il tuo collo, mi piacciono i tuoi capelli, e le tue mani; quella capacità di saper fare tutto con esse e di sapersela cavare anche da soli. mi piacciono le cose che riesci a fare e che riesci a ottenere. mi piacciono anche se non mi piacessero. ma torniamo a me: mi piace il tuo sole. mi piacciono i titoli che uniscono insieme un’accozzaglia di cose che non c’entrano niente. apparentemente. mi piace tuo figlio, perché è un vero bambino. mi piacciono le tende a igloo. mi piace praticamente qualsiasi cosa al tramonto, tranne il mare e il bosco. ho avuto molti fidanzati e non uno che andasse bene. mi piacciono i guanti, a volte i cappelli e le scarpe larghe. anche le maglie larghe. da sempre. mi ci vedrei proprio con una delle tue. mi piace giocare al biliardino e a tutto ciò che è competizione, basta che non ci sia l’intelletto di mezzo; quindi niente quiz, niente domande, niente tabelline yawn. Trivial Pursuit no, Pictionary sì. mi piace ballare solo l’hip hop, e l’altro, credo lo chiamino modern jazz. ma ascolto poco hip hop e poco jazz.

in alternativa o anche in combinazione, ti lascio questo. ma non farci l’abitudine.

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