(What’s The Story) Morning Glory?

forse dovrei smetterla di pensare di poter ricevere soddisfazione da un lavoro, dalle persone. forse dovrei smetterla di pensare che esista una cosa del genere chiamata gloria o realizzazione. forse dovrei fare quello che fanno tutti: cercarmi un lavoro semplice e qualunque, che mi permetta di comprare la pagnotta. forse dovrei vivere il lunedì per il weekend, l’ottobre per il Natale, il gennaio per la Pasqua, massì. e via andare.
forse dovrei volere dei soldi solo per desiderare tutti quegli oggetti di cui me ne frega relativamente. invece io lavoro per il potere, per avere un posto, per dire qualcosa, per dire la mia. per cambiare un mondo che non mi piace e metterci dentro il mio. e quindi forse sto facendo una cazzata. è tutta una cazzata. because there’s no such thing as that.

per quello c’è Facebook.
(so i won’t start a revolution from my bed.)

> però incazzarsi è importante, matura passi.

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> Nine Inch Nails: The Lovers

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My Good Days

voglio un colpo di fulmine con una passione vera, che mi spinga lontano. che mi dia le regole e le coordinate per affrontare la vita. non so se ce l’ho una passione sto cercando di capirlo. per non far passare troppo tempo tra la consapevolezza e l’azione, il mio vero difetto, la mia vera debolezza. ho dei sogni, ma non so se siano giusti. che poi che vuol dire? ho cose che voglio coltivare e curare, arricchire, espandere, approfondire, portare con me. ma non ho pazienza né determinazione. e dunque io la mia vita me la vivo in fibrillazione. qualunque cosa faccia, mi deve agitare i polsi. sempre. preferisco sputare sangue anziché restare immobile. perché mi muovo anche quando le mie gambe stanno ferme. è più forte di me.

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Nomad


sono una nomade. una vagabonda, un’erratica. uno di quei gatti randagi, che per stiracchiarsi al sole s’allungano. voglio il mio guinzaglio lungo perché in me la voglia di conoscere, scoprire, esplorare è troppo forte e necessaria. però poi torno. ho sempre bisogno di un posto caldo e sicuro dove tornare.

Björk: Hunter

basta capirlo.

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August


it was august, eight years ago.
i was strolling on las Ramblas, like many other tourists, thinking how beautiful, how stunning and vibrant Barcelona was. ‘that’s my city’, i whispered. 
so, less than a year ago i thought to apply for a job there, and to remind me that i ought to get serious about it, i transferred a shot of Casa Milà on my computer desktop.

and then today happened.
12 people died and i was shopping.
buying a stupid thing for the man i love.
12, but it could have been me.

17 agosto 2017 (such irony, uh?)

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Dante

non dimentico mai di coltivare i miei fantasmi. anche sotto il sole cocente o davanti al mare. impossibile dimenticarli o abbandonarli. si sono fatti miei migliori amici. Alda diceva che solo il dolore ci appartiene. così pericolosamente accanto all’orizzonte, con la paura in braccio, come quando ti sporgi dal precipizio per vedere il panorama e coglier le violette insieme a D’Annunzio.

> Charles Mingus: Duke Ellington’s Sound of Love

io mi abbandono un poco a questo nuovissimo sentimento, con il trepidante ardire di chi, per cogliere le violette, s’avventura sull’orlo di un abisso in fondo a cui rugge un fiume vorace. // gabriele d’annunzio

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Islanda

perché ho voglia di sentirmi libera, come un animale. sedermi a gambe incrociate sull’erba monotona a guardare l’orizzonte. ore, senza ragione, senza fretta. perché voglio meravigliarmi di fronte a uno spettacolo inspiegabile e sentire il suono della mia sorpresa in me. senza doverlo raccontare, commentare, sviscerare con la mente. perché alla base della comunicazione c’è l’incomprensione, e alla base dell’emozione c’è l’assenza di condivisione. ed è questo che ci rende unici.

> Buena Vista Social Club: Chan Chan
(una di quelle canzoni cui tendo sempre a tornare)

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