Nomad


sono una nomade. una vagabonda, un’erratica. uno di quei gatti randagi, che per stiracchiarsi al sole s’allungano. voglio il mio guinzaglio lungo perché in me la voglia di conoscere, scoprire, esplorare è troppo forte e necessaria. però poi torno. ho sempre bisogno di un posto caldo e sicuro dove tornare.

Björk: Hunter

basta capirlo.

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August


it was august, five year ago.
i was strolling on las Ramblas, like many other tourists, thinking how beautiful, how stunning and vibrant Barcelona was. ‘that’s my city’, i whispered. 
so, less than a year ago i thought to apply for a job there, and to remind me that i ought to get serious about it, i transferred a shot of Casa Milà on my computer desktop.

and then today happened.
12 people died and i was shopping.

buying a stupid thing for the man i love.
12, but it could have been me.

17 agosto 2017 (such irony, uh?)

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Dante

non dimentico mai di coltivare i miei fantasmi. anche sotto il sole cocente o davanti al mare. impossibile dimenticarli o abbandonarli. si sono fatti miei migliori amici. Alda diceva che solo il dolore ci appartiene. così pericolosamente accanto all’orizzonte, con la paura in braccio, come quando ti sporgi dal precipizio per vedere il panorama e coglier le violette insieme a D’Annunzio.

> Charles Mingus: Duke Ellington’s Sound of Love

io mi abbandono un poco a questo nuovissimo sentimento, con il trepidante ardire di chi, per cogliere le violette, s’avventura sull’orlo di un abisso in fondo a cui rugge un fiume vorace. // gabriele d’annunzio

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Islanda

perché ho voglia di sentirmi libera, come un animale. sedermi a gambe incrociate sull’erba monotona a guardare l’orizzonte. ore, senza ragione, senza fretta. perché voglio meravigliarmi di fronte a uno spettacolo inspiegabile e sentire il suono della mia sorpresa in me. senza doverlo raccontare, commentare, sviscerare con la mente. perché alla base della comunicazione c’è l’incomprensione, e alla base dell’emozione c’è l’assenza di condivisione. ed è questo che ci rende unici.

> Buena Vista Social Club: Chan Chan
(una di quelle canzoni cui tendo sempre a tornare)

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Tante Cose

inizio a capire tante cose.

capisco perché mia madre si lamentava così tanto con mio padre.
si dice che, crescendo, una arriva ad assomigliarle. io ho preso i suoi capelli, i suoi occhiali, i suoi difetti e anche le sue debolezze. forse non è una grande idea fare la madre e non andare a lavorare, è un danno che gli italiani ancora pagano.

capisco perché la gente troppo spesso se ne fotte, depredando spazi, prevaricando esseri.
perché non si ferma, perché non ascolta. capisco perché se ne va in giro in cuffie, perché non crede e non aiuta, perché non guarda.

oggi decido che non sorrido.
che non parlo e non scrivo.
ho deciso che starò zitta, anch’io nel mio angolino a fottermene.

because trust always backfires.
but now i’ve learned the lesson.

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> Sigur Rós: Starálfur

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ridere è una cascata di neon al buio, un tramonto sull’acqua. un cane, un irrigatore.
si può prendere come un aereo e lanciare come un giavellotto, ma è un’asta per saltare.
funziona un po’ come i trampoli, per spostarsi da un capo all’altro dello spazio.

ridere è decidere dei guai.

è una piattaforma di lancio, un ponte, un tatuaggio sulla faccia, un ciuffo rosa tra i capelli. si può usare come piede di porco eppure è lo scudo limpido per schermarsi, è il cavallo per disarcionare, un paio di forbici per tagliuzzare.

so slow it down, and take it easy.

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