mi sono sentita sempre affine: ai bambini e agli animali del circo. perché era più o meno così che vivevo a casa mia, come un bambino ben addestrato o un animale ben ammaestrato.
poiché non vi è alcuna differenza, dato che, al pari, l’animale addomesticato non sa di esserlo.
a differenza di uno in gabbia non sbuffa, non schiamazza, non schiuma bava di protesta e le sue gambe non si spazientiscono su e giù. l’animale del circo esegue il suo compitino tutti i giorni, a tutte le ore sempre uguale, fino allo sfinimento, fino a non capire perché un giorno viene gradito meno e non riceve il tanto amato biscotto oppure ancora una frustata. all’animale indottrinato sembra di fare tutto giusto, tutto come ben spiegato, insegnato, inculcato.
sdraiarsi, alzarsi, rotolarsi e alzare la zampa. tutto era stato studiato dal suo domatore, fin nei minimi particolari. un tutto reso fluido grazie a un insieme di comandi.
è buffo ma quello che più manca è proprio la spontaneità. poiché è richiesta solo in presenza di un ordine. perché di tutti gli insegnamenti che si sarebbero potuti scegliere, una madre preferisce fare del suo bimbo una scimmia.

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