a differenza di uno in gabbia, l’animale ammaestrato non sbuffa, non schiamazza, non schiuma. non si spazientisce su e giù, non sa di aver preso anche lui la sua libertà. all’animale del circo la sua vita piace: lo lavano, gli fanno le coccole, dorme sereno e riceve un pasto caldo tutti i giorni, in cambio di poche richieste: rotolare, sdraiarsi, alzare la zampa. l’animale ammansito esegue il suo compito. a tutte le ore, tutti i giorni, sempre uguale, anche dopo non aver ricevuto il tanto amato biscottino. all’animale indottrinato sembra di fare tutto giusto, tutto come ben spiegato, stabilito. controllare ed intrattenere, lo stesso che è richiesto in gabbia.
eppure fuori dalla gabbia, tutto è studiato alla perfezione dal domatore fin nei ritmi e nei dettagli. lui sì che sa come rendere fluida la sua spontaneità, basta un insieme di comandi. l’animale non lo sfida, perché il padrone è l’unico a sapere cos’è meglio per lui. ma anzi lo segue, si affida, in cambio c’è un premio. come coi bambini.
difatti, di tutti gli insegnamenti che si potrebbero scegliere, mia madre ha preferito fare del suo bimbo una scimmia.
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